Dopo gli esordi figurativi, alla fine degli anni ‘60, avviene l’elaborazione di una grammatica pittorica personale, che punta esclusivamente sul colore. Nelle opere di Scarella, il digradare e il trascorrere dei colori, conferisce forza ed espressività alle superfici, increspate dalle stratificazioni e dall’eccesso di materia pittorica, distesa con ampie spatolate. Lo spessore fisico dell’impasto cromatico, fa acquisire all’opera un senso di profondità e di densità, da cui traspare la percezione intima del mondo, e si trasforma in immagine fortemente comunicativa.
La realtà funziona da spunto per una ricerca più profonda sul dialogo intimo tra uomo e creato. L’artista ragiona sulla forza e sul valore della materia, stesa istintivamente sulla superficie, come a voler ricreare un microcosmo vitale e pulsante.
Scarella, pseudonimo di Luciano Bianchi (Imperia, 1922 – 2017), negli anni ‘50, realizza il soffitto a cassettoni e altri arredi per la chiesa di Cristo Re a Imperia, dove incontra don Luigi Morelati, prete artista, e inizia il suo percorso pittorico più completo. Espone presso la Galleria La Giara di Diano Marina (1970) e a Torino presso la Galleria Spirale (1973) per poi decidere di ritirarsi dalla scena artistica.

