S’inaugura sabato 9 maggio alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale “The scribble world” di Erick Centeno, a cura di Mario Napoli. La mostra resterà aperta fino al 23 maggio 2026 con orario dal martedì al sabato 15:00–19:00.
Azione e segno guidano movimenti veloci, fissano le immagini con un ritmo frenetico e intimamente sincronizzato col nostro tempo, producendosi e riproducendosi in percezioni radicate nel presente. Costituiscono visioni cariche di un dinamismo d’appartenenza, immagini essenzialmente rapide quanto sostanzialmente riconoscibili, dettagliate con una forte dose di consapevolezza quanto schizzate con un’imprevedibile immediatezza.
È a tutti gli effetti in quell’apparente contrasto tra “consapevolezza” e “immediatezza” che trova campo libero la ricerca visiva di Erick Centeno o, per meglio dire, nell’effettiva e funzionale ibridazione che l’artista ha imparato a restituire dei due termini. Un’ibridazione fondante, indispensabile a qualificare in senso lirico – prima ancora che stilistico – il lavoro di Centeno, rendendo al contempo le sue immagini figlie putative di un codice sociale che ci ha abituati a non fossilizzarci sulle nostre convinzioni e certezze, ma a (ri)modellarle al ritmo di un’attualità in costante progressione. “Che cos’è un’immagine contemporanea?” sembra domandarci Centeno nello stesso momento in cui, in virtù della propria padronanza gestuale, sta rispondendo nei fatti a quella stessa domanda.
Una passione per la grafica, per un segno corposo e convincente alla maniera di Guido Strazza, trova la sua più naturale e ultima determinazione nell’utilizzo personale del dripping, tecnica in cui Centeno sembra dichiaratamente tirare le somme del suo scribble world: una pittura che è al tempo stesso colore, di un colore che è al tempo stesso immagine, di un’immagine che è al tempo stesso presenza libera da schemi e presente qui ed ora assieme a noi. Ed è in questo spazio aperto, dinamicamente organizzato, che l’occhio dello spettatore è chiamato a partecipare, a ricostruire; a relazionarsi con l’instabilità di una pratica che non cerca definizioni assolute, bensì relazioni, slittamenti sensoriali, possibilità percettive rivedibili e ritrattabili nel proprio significato. (Testo critico a cura di Andrea Rossetti)




