S’inaugura sabato 12 settembre alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale “Noi-amo” di NamSo, a cura di Flavia Motolese. L’esposizione resterà aperta fino al 3 ottobre 2026 con orario dal martedì al sabato 15:00–19:00.
La mostra presenta il nuovo progetto scultoreo di NamSo (Nam Sohyeon), artista sudcoreana formatasi in Scultura Ambientale presso l’Università di Seoul e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Carrara.
Al centro della ricerca dell’artista si trova il marmo, materia antichissima e apparentemente immutabile, attraverso la quale NamSo riflette sulla fragilità dell’esistenza, sul trascorrere del tempo e sulla necessità di custodire ciò che, nella vita, è destinato a scomparire.
La frase “Ama il tuo prossimo come te stesso” costituisce la chiave di lettura dell’installazione. In un mondo segnato dal passaggio e dalla trasformazione, l’artista cerca nell’eternità della pietra l’immagine di ciò che nell’esperienza umana è transitorio. Il contrasto tra la solidità del marmo e la finitudine della vita costituisce il cuore dell’opera. La pietra, nella sua permanenza, rende visibile il tempo: conserva un volto, un gesto, una relazione, trasformando un istante fuggevole in una presenza destinata a durare.
Le sculture di NamSo nascono dall’osservazione dell’essere umano e delle sue relazioni più intime. I volti e i corpi vengono tradotti nel marmo come tracce di una presenza e testimonianze silenziose di un legame affettivo.
L’artista si confronta con una materia che porta con sé una memoria millenaria. Ogni intervento sul marmo è un gesto di sottrazione e, al tempo stesso, un atto di conservazione: togliere materia significa far emergere qualcosa che sembra già contenuto nella pietra, restituendo alla superficie la delicatezza di un’espressione, la vicinanza di due persone, la tensione di un abbraccio.
“Se pure l’istante è destinato a svanire nel tempo, l’amore che viviamo in quell’istante resterà per sempre.” È in questa tensione tra effimero ed eterno che si colloca la ricerca di NamSo. Il marmo diventa il luogo di incontro tra ciò che passa e ciò che rimane, tra la memoria individuale e una dimensione universale dell’esperienza umana.
La mostra invita, dunque, il pubblico a rallentare lo sguardo e a confrontarsi con una domanda semplice e profonda: che cosa può rimanere di noi quando il tempo avrà cancellato l’istante presente? Per NamSo, la risposta non è necessariamente nella materia, ma nel sentimento che la materia è capace di custodire.




