Il mondo vegetale non è un semplice fondale, ma lo specchio più autentico dell’esistenza umana. Nasce da questa consapevolezza Botaniche contemporanee, una rassegna che elegge la natura a potente chiave di lettura del presente, superando la dimensione puramente decorativa per approdare a una riflessione più ampia e stratificata.
La mostra osserva l’elemento botanico come un sistema complesso di forme in continua trasformazione: radici che affondano e si espandono, germogli che emergono fragili ma determinati, cicli vitali che si consumano e si rinnovano. In questa prospettiva, la natura diventa simbolo di un tempo biologico che parla anche di noi — delle nostre fragilità, delle nostre capacità di resistenza e delle possibilità di rinascita.
Le opere in mostra restituiscono una visione della natura come organismo vivo, mai statico, attraversato da tensioni, mutamenti e adattamenti. Il vegetale si trasforma così in una metafora potente dei processi interiori: crescita, perdita, trasformazione, memoria. Attraverso linguaggi differenti — dalla pittura alla scultura, dalla ricerca materica alle sperimentazioni più concettuali — gli artisti costruiscono un dialogo che mette al centro il rapporto tra umano e naturale, tra visibile e invisibile.
Botaniche contemporanee si configura quindi come un dispositivo critico: un invito a rileggere il nostro stare al mondo attraverso la lente della natura, riconoscendoci parte di un sistema più ampio, fatto di interconnessioni e ciclicità.
Le artiste coinvolte nella collettiva offrono sguardi personali e complementari, dando vita a un percorso espositivo ricco e articolato:
Daniela Ghione cristallizza l’effimero. Fiori e foglie, tra vetrificazione e colore, si fanno materia scultorea in un’opera che ribalta la prospettiva naturale. Un microcosmo dove il vero muta in artificio, sprigionando uno splendore magnetico.
Micaela Kuhl indaga il rapporto tra natura e percezione attraverso composizioni che mettono in dialogo struttura e fluidità, restituendo un’immagine dinamica e sensibile del mondo vegetale.
Elisabetta Maestro concentra la propria pratica sulla materia e sul gesto, creando opere che richiamano processi naturali di crescita e sedimentazione, dove il tempo diventa elemento costitutivo.
Maddalena Palladini esplora l’aspetto più intimo e poetico della natura, trasformando elementi botanici in narrazioni visive delicate, capaci di suggerire stati emotivi e dimensioni oniriche.
Roberta Pizzi utilizza un linguaggio deciso e stratificato per raccontare la forza vitale della natura, mettendo in evidenza tensioni, contrasti e dinamiche di espansione.
Arianna Squicquaro sviluppa una ricerca che intreccia osservazione e astrazione, dando forma a composizioni in cui il vegetale diventa traccia, ritmo e struttura visiva.
Nel loro insieme, le opere costruiscono un racconto corale in cui la natura non è più semplice oggetto di rappresentazione, ma soggetto attivo, presenza viva e specchio del nostro essere nel tempo.
La mostra invita il pubblico a rallentare lo sguardo, a immergersi nei dettagli e nelle trasformazioni, riscoprendo nel mondo vegetale una dimensione di ascolto, consapevolezza e appartenenza.







